Porto a conoscenza dei miei lettori le risultanze di un' inchiesta descritta con dovizia di particolari,nel libro "Classe dirigente" a cura di Antonio Merlo, Andrea Prat e Tito Boeri, edito da Bocconi
La rivelazione è che i nostri parlamentari laureati sono scesi dal 91% al 64%. Qualcuno, ironicamente, potrebbe chiosare: "ce n'eravamo accorti". Ma il dato è ancora più grave rispetto al decremento di livello culturale che, sappiamo bene, non può essere valutato in base al solo possesso della laurea.
Ciò che fa rabbrividire è il tipo di attività lavorativa prevalente tra i nostri politici che è: il manager. E qui a fare cattivi pensieri viene naturale davvero!
Quanta obiettività, quale senso dello stato, quale attività politica finalizzata al conseguimento del "Bene comune" e non del profitto della propria azienda, il manager potrà garantire al paese? Saprà servire lo Stato o sarà egli a servirsi dello Stato?
Forse il processo di privatizzazione selvaggia, lo svuotamento di tutte le prerogative degli enti pubblici a favore di aziende di servizio esterne, la lottizzazione di tutti i consigli d'amministrazione, qualche indizio ce lo fornisce. Senza contare che molti politici, se non rieletti, restano nel sistema, alimentando ingiustificate clientele.
Insomma, vorremmo fare chiarezza sul più grande e diffuso conflitto d'interesse che si sta perpetrando ai danni dei nostri concittadini.
Pensiamo soltanto alla fitta e consolidata rete di appoggi, convenienze, lobbyes che si è consolidata nel corso degli ultimi decenni.
Scopriamo, poi, che in Italia abbiamo un parlamentare ogni 60.000 abitanti, mentre negli altri paesi europei la media è di uno ogni 250.000.
Si delinea, allora, inequivocabilmente, il profilo di una "casta" che difficilmente potrà essere sostituita da una rappresentanza politica qualificata, analogamente influente e potente.
Resta l'amarezza che il nostro paese, ritenuto universalmente la culla del diritto e della cultura occidentale, stia degradando verso logiche economiche e finanziarie proprie dei paesi liberali, mentre tra questi ultimi, gli Stati Uniti d'America, abbiano fatto una virata in senso contrario, tanto che le statistiche confermano l'aumento dei parlamentari statunitensi laureati dall'88,5% del 1947 al 98,4% di oggi.
Non vorremmo scoprire che il movimento di emancipazione del '68 sia servito a lasciare campo libero ai fannulloni della cultura, perchè in questo caso, non sarebbe servito a niente. La modernità va bene se porta un miglioramento, senza peggiorare le condizioni preesistenti, altrimenti diventa inesorabilmente DECLINO.