A volte occorre conoscere la storia per comprendere l'attualità ma occorre amare il prossimo per progettare l'attualità.
Quello che sta succedendo in questi giorni sembra il segnale che molti dei nostri politici vogliono ignorare sia l'uno che l'altro. Mi spiego meglio. Con il doveroso rispetto che si deve avere per le istituzioni, arrivare a gettare la reputazione di un paese in pasto alla stampa internazionale per i presunti scandali sessuali del premier che a sua volta si difende non davanti al Parlamento, come sarebbe di prammatica, ma denunciando la stampa (che può essere chiamata dagli organismi di vigilanza dell editoria a fornire le prove di ciò che pubblica), in una sorta di guerra personale e svergognare un direttore per episodi terribili ma che andrebbero chiariti, è moralmente riprovevole.
Ma anche all'interno dei partiti il clima è alquanto acceso e irreale: Fini fa il moralista ma a sua volta diviene oggetto di ricatto, Bossi entra a gamba tesa sperando che nella confusione riesca finalmente a spaccare l'Italia, Casini addenta il suo momento di notorietà perchè "lui lo diceva" e minaccia di creare un'alternativa di governo, ma con chi, se Franceschini lo deride avvertendo che, il suo è il 32esimo tentativo. A sinistra non stanno meglio, tra inquisiti, dimissionari, confusi e felici, impauriti finanche dall'unica ragazza che alla sinistra ci crede veramente e non gliele manda a dire (la Serracchiani), dopo aver dato ampia dimostrazione di non riuscire a mantenere una maggioranza in piedi e aver tradito le istanze popolari (salari, licenziamenti, delocalizzazioni di aziende ecc.), cosa aspettarsi!.
Insomma, signori, l'attualità sembra gridarci che il bipolarismo in Italia è sinonimo di velenosa ingovernabilità, di arroganza e personalismo, tutto a svantaggio del nostro paese.
E veniamo alla lezione della storia; la tradizione culturale e politica è antica, ricca, poliedrica. I repubblicani, i liberali, i federalisti, i socialisti, i comunisti, i democristiani, i clericali, i liberalisti, gli europeisti, i no global, gli ecologisti, i democratici e i lobbisti, tanti pensieri e idee che hanno dato e danno respiro, propellente, alla vita dell'Italia. Appiattire questa molteplicità di punti di vista in due partiti con a capo due leader, estratti a sorte da uno di questi gruppi, significa spegnere il confronto e il progresso e scendere a livelli davvero bassi.
L'arte della politica, ci è stato insegnato, è l'arte della mediazione, è la capacità di trovare la soluzione ottimale tra varie posizioni anche discordanti. Il confronto pone tutti sullo stesso piano e spinge ad alleanze e intese. Certo sappiamo che il passato ha dato pessimi esempi in tal senso, ma si può sempre migliorare, anzi si deve trovare una soluzione, prima che l'astensionismo diventi un problema serio.